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Questo articolo vuole collegare in realtà tra loro diversi articoli legati alla vicenda del lander Schiaparelli, atterrato ieri su Marte (e probabilmente fracassato), dedicato all’astronomo che descrisse i canali del suolo marziano. 

Cominciamo dall’articolo di due giorni fa, che riportava le speranze e i progetti per questo atterraggio:

CONTO ALLA ROVESCIA PER SCHIAPARELLI

La missione ExoMars 2016, partita sette mesi fa, è a poche ore dal suo arrivo a Marte. Domenica scorsa è avvenuto il distacco tra il Trace Gas Orbiter e il lander Schiaparelli, che nel pomeriggio di domani, mercoledì 19 ottobre, effettuerà la sua storica discesa sul suolo marziano. Facciamo insieme il punto della situazione per capire cosa aspettarci dalla giornata di domani.

Erano le 16:42 di domenica scorsa, 16 ottobre, quando il lander Schiaparelli si è staccato dal Trace Gas Orbiter (TGO), allontanandosi dalla sonda per la prima volta dopo sette mesi di viaggio nel sistema solare. Al momento del distacco ci sono stati lunghi minuti di fiato sospeso, quando Michel Denis, responsabile delle operazioni di volo della missione ExoMars, si è rabbuiato in viso e ha chiuso la diretta streaming convocando una riunione urgente. Sembrava di aver perso i contatti con Schiaparelli.

Fortunatamente nelle ore successive è stato possibile confermare che tutto era andato secondo i piani, e che si era trattato solo di una momentanea sospensione delle comunicazioni. Il momento più delicato della missione, però, deve ancora arrivare. La vera tensione arriverà domani pomeriggio, quando Schiaparelli entrerà nell’atmosfera marziana e inizierà la sua storica discesa: i sei “minuti di terrore”.

Al momento della separazione dal TGO, Schiaparelli ha acquisito una rotazione su se stesso che gli permetterà di viaggiare in maniera abbastanza stabile nell’atmosfera marziana. I test effettuati prima della partenza mostrano che il modulo rimarrà stabile per i primi tre minuti e mezzo della discesa, quando si arriverà a 11 km di quota e le forze aerodinamiche aumenteranno rendendo necessaria l’apertura del paracadute.

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Il paracadute ha un’apertura di 12 metri di diametro, e rallenterà la discesa del lander accompagnandolo fino a una distanza di circa 1 km dalla superficie marziana. A quel punto, quando ormai mancheranno una manciata di secondi all’impatto, Schiaparelli si separerà dal paracadute e dal suo scudo posteriore, attivando il proprio sistema altimetrico. Fino a quel momento il lander avrà viaggiato senza sapere dove si trova, ma da lì in poi potrà misurare distanza dal suolo e velocità di discesa.

Il sistema di controllo e navigazione di Schiaparelli utilizzerà le informazioni raccolte dal radar e dagli accelerometri a bordo del lander per guidare la fase finale della discesa, in cui un sistema di propulsori controllerà la frenata fino a circa 2 metri dalla superficie. L’atterraggio sarà ammortizzato grazie a una struttura deformabile, collaudata su una varietà di superfici simili a quella di Marte.

Pur essendo stato sviluppato per testare le tecnologie di ingresso, discesa e atterraggio sul suolo marziano, Schiaparelli è stato dotato anche di un complesso set di strumenti, che forniranno dati scientifici di grande interesse.

Una volta arrivati su Marte sarà operativa DREAMS, la stazione meteorologica che misurerà le condizioni locali dell’atmosfera, monitorando parametri come temperatura, umidità, pressione, opacità della polvere, velocità e direzione del vento. DREAMS potrà inoltre eseguire per la prima volta in assoluto misure relative alle proprietà elettriche dell’atmosfera marziana.

Oltre a DREAMS saranno operativi una serie di strumenti anche durante la discesa, che permetteranno agli scienziati di indagare l’atmosfera come mai prima d’ora. AMELIA, ad esempio, è l’esperimento che si occuperà di analizzare alcune proprietà dell’atmosfera marziana come densità, pressione e temperatura, da una quota di circa 130 km fino alla superficie del pianeta.

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DECA è invece la camera che scatterà 15 immagini monocromatiche durante la discesa, a partire da 3 km fino a circa 1.5 km di quota. Tali immagini permetteranno ai ricercatori di conoscere meglio alcune fasi cruciali dell’atterraggio. DECA non sarà in grado di operare una volta raggiunta la superficie di Marte. Inoltre, su Schiaparelli è montato INRRI, un array di retroriflettori laser collocati sulla faccia del lander puntata verso l’alto. INRRI potrà essere usato dai futuri orbiter per localizzare il modulo di atterraggio.

L’appuntamento con la storia è fissato dunque per domani, 19 ottobre, quando Schiaparelli porterà per la prima volta l’Europa su Marte.

Articolo originale: http://www.media.inaf.it/2016/10/18/edm-exomars-attesa/

Ieri però, giornata storica, dopo circa 5 minuti di terrore, il silenzio. Ecco l’articolo di ieri che riporta le prime impressioni.

EXOMARS, PERSI I CONTATTI CON SCHIAPARELLI

Il lander della missione europea ha interrotto le comunicazioni poco prima di toccare il suolo marziano. Il motivo è per ora sconosciuto. Rimangono alcuni giorni di tempo per tentare di ristabilire un collegamento. L’ESA è ora in attesa dei dati dall’orbiter, TGO, che invece è entrato in orbita come previsto.

Doveva essere una notte di festa. Meriterebbe di essere una notte quanto meno in agrodolce, visto il successo dell’ingresso in orbita marziana di TGO. È invece una notte di ansia e di attesa, questa che è calata su Darmstad, in Germania, nella sede dell’ESOC, il centro di controllo delle missioni dell’Agenzia spaziale europea. Una notte che l’intero team di ExoMars sta trascorrendo a cercare di capire cos’è accaduto pochi istanti prima del previsto touchdown del lander (il modulo di discesa) intitolato all’astronomo italiano Schiaparelli. E cercando di ristabilire quel contatto tanto agognato che permetterebbe, finalmente, d’esorcizzare il fallimento di Beagle 2.

«Abbiamo perso il segnale, questo è chiaro», dice il responsabile delle operazioni di missione ESA Paolo Ferri, «ma non è affatto chiaro a che punto lo abbiamo perso, e per quale ragione».

Ma cos’è accaduto? Cerchiamo di rimettere in fila ciò che sappiamo facendo un passo indietro. Riavvolgiamo dunque il nastro fino alle 15:05 ora italiana di ieri, mercoledì 19 ottobre, quando l’orbiter (la sonda destinata, appunto, a rimanere in orbita) TGO aziona i razzi che gli consentono di rallentare di circa 1.5 km al secondo. Una frenata lunga 2 ore e 19 minuti, al termine della quale TGO entra correttamente in orbita ellittica attorno al Pianeta rosso, andando così ad affiancare l’altro orbiter europeo, Mars Express, già lì all’opera da 12 anni. Un indubbio successo, dunque, ma messo per il momento in congelatore in attesa di conoscere le sorti del suo compagno di viaggio, il landerSchiaparelli.

Quest’ultimo, un “vassoio” da oltre mezza tonnellata pieno di tecnologia italiana, da domenica scorsa in viaggio da solo, attorno alle 15:27 inizia a inviare segnali captati dal più grande array interferometrico del mondo, il Giant Metrewave Radio Telescope (GMRT) di Pune, in India: una schiera d’una trentina d’antenne da 45 metri di diametro ciascuna. Si unisce all’ascolto anche Mars Express. E tutto fila liscio fino all’ingresso del modulo nell’atmosfera marziana, avvenuto come da tabella di marcia alle 16:42 ora italiana, alla velocità di 21mila km/h.

Da quell’istante, parte un countdown di circa sei minuti – per l’esattezza, 5 minuti e 53 secondi – durante i quali il lander deve compiere, in modo completamente autonomo, una sequenza rigidamente cadenzata di operazioni cruciali per rallentare la velocità di caduta fino a 4 km/h: aprire il paracadute (siamo a 3’21”), sganciare lo scudo termico e azionare il radar di bordo (4’01”), staccarsi dal paracadute (5’22”), azionare i retrorazzi (5’23”), spegnerli (5’52”) e, infine, adagiarsi sul suolo marziano (5’53”).

Ebbene, a un punto ancora indefinito di questi sei minuti – che gli scienziati della missione chiamano, ora capiamo bene perché, i sei minuti di terrore – qualcosa va storto. Le comunicazioni si interrompono. Il segnale va perduto. E non a causa dei ricevitori.

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«L’abbiamo perso allo stesso istante, prima del momento previsto di touchdown, sia da Pune sia da Mars Express», sottolinea Ferri, «dunque sappiamo che il problema è Schiaparelli». Ma ciò che non si conosce è in quale istante. «Non sappiamo ancora con certezza se il paracadute si è aperto, lo sapremo con la telemetria. Ma è certo che il problema si è verificato molto avanti nella sequenza di discesa, dunque ci sono buone possibilità che la fase del paracadute abbia funzionato», osserva Ferri, per il quale un successo del paracadute sarebbe comunque un’ottima notizia, essendo Schiaparelli anzitutto un modulo di test, con obiettivo primario quello di preparare la strada alla missione con rover del 2020. «Ma per ora è solo un’ipotesi», ribadisce lo stesso Ferri.

Un’altra ipotesi emersa in serata è che possa non aver funzionato un’antenna. «Abbiamo due antenne», spiega Ferri, «una attiva prima del distacco del backshell [ndr: la parte superiore del guscio protettivo], una dopo, quando il backshell si separa insieme al paracadute. Se il malfunzionamento è stato registrato in quell’istante, si potrebbe pensare che ci sia un problema con la seconda antenna. Non sarebbe una buona notizia: se si è rotta, si è rotta. Ma, come dicevo, è solo un esempio di cose che potrebbero essere andate male».

Quale problema abbia avuto Schiaparelli lo sapremo non prima della conferenza stampa in programma oggi alle 10, sempre che abbia successo la corsa contro il tempo per analizzare i dati di telemetria raccolti da TGO e attesi a ESOC, spiega Ferri ai microfoni di Media INAF, attorno a mezzanotte.

C’è ancora speranza di ristabilire un contatto? Secondo Ferri sì. Tanto che già sono state programmate finestre di ascolto, per un eventuale segnale dal lander, da parte delle sonde orbitanti Mars Express dell’ESA, Mars Reconnaissance Orbiter (MRO) e Mars Atmosphere & Volatile Evolution (MAVEN) della NASA e, ancora, con il Giant Metrewave Radio Telescope.

Ma se così fosse, a causa della limitata autonomia delle batterie non rimarrebbe comunque molto tempo. «Se c’è qualche possibilità per tentare una recovery strategy, ci restano un paio di giorni», dice Ferri. «Poi, per capire cos’è successo avremo poi più tempo. Ma ora la mia speranza è che, guardando la telemetria, vediamo cos’è accaduto e decidiamo che forse possiamo tentare questo, e quest’altro e quest’altro ancora».

Articolo originale: http://www.media.inaf.it/2016/10/20/waiting-for-edm/

Stamattina è stata data una possibile spiegazione: sembra che i retrorazzi si siano accesi troppo tardi. E l’atterraggio di Schiaparelli su Marte sarebbe stato, dunque, molto meno elegante del previsto…

«SOLO 3 SECONDI DI FRENATA PER SCHIAPARELLI»

Ultimi aggiornamenti sulla discesa del lander Schiaparelli. Andrea Accomazzo, responsabile della Divisione per le missioni nel Sistema solare e Planetarie dell’ESA ha detto che molti sono i dati raccolti, ma tra questi c’è l’incontrovertibile informazione che i retrorazzi destinati a rallentare il lander si sono accesi per un periodo molto più breve del previsto. Servirà comunque altro tempo per capire con precisione cosa è successo alla capsula di discesa della misisone ExoMars. Tutto funziona perfettamente invece sull’orbiter TGO.

Nuovi aggiornamenti su Exomars, missione congiunta dell’Agenzia Spaziale Europea e di quella russa Roscosmos, arrivano direttamente dal centro di controllo dell’ESA a Darmstadt, in Germania. Nella conferenza stampa tenutasi questa mattina Andrea Accomazzo, responsabile della Divisione per le missioni nel Sistema solare e Planetarie dell’ESA ha raccontato cosa è avvenuto nei “sei minuti di terrore”, ovvero l’ultima fase della discesa su Marte del modulo Schiaparelli, che ospita al suo interno anche lo strumento DREAMS. In realtà, il racconto di Accomazzo si è interrotto un po’ prima, ovvero attorno ai 5 minuti dall’ingresso nell’atmosfera marziana del lander, quando la capsula ha smesso di trasmettere dati sul suo avvicinamento al Pianeta rosso.

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Fino a quel momento tutto ha funzionato come da previsioni: il rallentamento di Schiaparelli e l’efficace protezione garantita dallo scudo termico, poi il suo perfetto distacco e l’apertura del paracadute. Da qui Accomazzo segnala come le informazioni ricevute hanno cominciato a discostarsi da quelle attese e che ci vorrà altro tempo per capire cosa sia effettivamente successo nell’ultimo tratto di discesa. E’ sempre Accomazzo a dare qualche ulteriore indizio tecnico sulla discesa: i retrorazzi, che dovevano garantire l’atterraggio morbido di Schiaparelli, si sono accesi per 3 secondi invece dei trenta previsti, mentre le comunicazioni con il modulo di discesa si sono interrotte circa 50 secondi prima del previsto ammartaggio. Quello che però è certo è che tutte le informazioni sulla discesa fino a quel momento sono state raccolte e rappresentano un prezioso bagaglio di informazioni per la “fase B” del programma Exomars, ovvero la prossima missione prevista in partenza per il 2020. Missione che vedrà l’arrivo su Marte di un Rover in grado di realizzare accurate analisi del terreno del Pianeta rosso, alla ricerca di possibili tracce di vita, presenti o passate, anche grazie alla trivella di cui sarà dotato.

Ottime notizie arrivano invece da TGO (Trace Gas Orbiter), ovvero il modulo di ExoMars che ieri sera si è inserito correttamente in orbita marziana e che i responsabile dell’ESA hanno confermato essere perfettamente funzionante in tutte le sue componenti, sia quelle preposte al suo controllo che agli strumenti scientifici di bordo. L’Istituto Nazionale di Astrofisica ha importanti partecipazioni su due di essi, ovvero NOMAD e CaSSIS.

Articolo originale: http://www.media.inaf.it/2016/10/20/accomazzo-solo-3-secondi-di-frenata-per-schiaparelli/

Staremo a vedere come prosguirà questa avventura. Seguite i prossimi aggiornamenti!

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