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La costellazione dell’Aquila fa parte dell’asterismo del triangolo estivo assieme alle costellazioni della Lira e del Cigno. Questo è forse uno dei miti greci più antichi e ci narra di quando la civiltà umana era agli albori e l’utilizzo del fuoco era indispensabile per la sopravvivenza.
Zeus, arrabbiatosi con gli umani perché gli avevano sacrificato un toro beffandolo (lasciandogli di esso solo grasso ed ossa) decise di privarli del fuoco e diede l’ordine, agli altri dei sul Monte Olimpo, di non aiutarli in nessun modo e di lasciarli soli.

Gli umani iniziarono così ben presto a morire di freddo e di fame e la loro esistenza ero in serio pericolo.

A questo punto qualcuno ebbe pietà e, dopo aver rubato il fuoco al dio Vulcano, restituì nuovamente il fuoco sulla Terra.

Zeus, vedendo il fuoco che illuminava la Terra, adirato si mise subito alla ricerca del colpevole disobbediente tra gli dei e non ci volle molto a trovarlo: era stato Prometeo, un dio molto forte, immortale e molto intelligente nonché molto amico degli uomini (si pensa che proprio lui stesso li avesse creati).

mito_aquila

Zeus volle così infliggergli una punizione devastante, terribile, che fosse stata di esempio per tutti coloro che in futuro avessero deciso di disubbidire al suo volere.

Lo incatenò con delle grandissime e resistentissime catene al monte Atlante e gli inviò una ferocissima aquila che di giorno scendeva sul monte e gli beccava continuamente il fegato dilaniandolo e appena arrivava la sera, all’apparire delle prime stelle, se ne tornava, volando, docile al suo nido nel cielo ad ammirare l’universo.

Mentre di giorno il fegato di Prometeo veniva distrutto, durante la notte aveva la possibilità di rigenerarsi.

Questa situazione si protrasse per tempi lunghissimi, fino a quando l’eroe Ercole decise di porre fine alla sofferenza di Prometeo e con una freccia uccise quell’aquila terribile di cui possiamo vedere ancora oggi, nei nostri cieli, il sanguinoso occhio, rappresentato dalla stella Altair.

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