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La costellazione della Lira fa parte dell’asterismo del “triangolo estivo” assieme all’Aquila e al Cigno.
La sua stella principale è Vega ed è la più luminosa del cielo estivo. La mitologia greca, in merito alla costellazione, ci parla di Orfeo, un umano in possesso di una Lira magica donatagli da Apollo in persona.
Questo strumento era in grado di emettere melodie stupende che riuscivano ad incantare chi le ascoltava.

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Orfeo era quindi un musico, chiamato a suonare con il suo strumento nei banchetti e negli eventi più importanti di tutta la Grecia.
La sua vita era allegra e spensierata fino a che il destino gli giocò un brutto tiro: la sua amata Euridice morì una settimana prima delle nozze, morsta da un serpente mentre passeggiava nel bosco.

Orfeo, che era innamoratissimo di Euridice, non si dette pace e perdendo letteralmente la testa iniziò a vagare per tutto il mondo alla ricerca di una soluzione per riavere l’amata che, dopo la morte, era ora andata nel mondo degli inferi governato dal terribile dio Ade.
Ade era fratello di Zeus, ma lo stesso Zeus aveva paura di lui tanto era potente e terribile.

Orfeo non trovò molte risposte, finché un eremita gli indicò la via per accedere al mondo oscuro dell’aldilà, avvertendolo però che se fosse partito sicuramente non avrebbe più fatto ritorno perché questo era il destino che avevano avuto molti personaggi coraggiosi come lui.

Orfeo  non si rassegnò e, accompagnato dal suo amatissimo strumento musicale si mise in viaggio per raggiungere Ade.

Decise di ingannare il tempo, durante il viaggio, suonando la sua Lira e si accorse che tutte le fiere che erano accorse per sbranarlo si addormentavano addolcite dalla sua magica melodia.
Riuscì così a raggiungere il trono di Ade, il quale, addolcito a sua volta dalla bella melodia gli chiese di continuare a suonare per lui.

Trascorse così un’ora e a questo punto Orfeo si decise a chiedere la sua ricompensa, ovvero riavere con sè l’amata Euridice.
Ade accettò, a patto che, durante il viaggio di ritorno, Orfeo avesse continuato a suonare e non si fosse mai voltato, nemmeno un istante, a guardare negli occhi Euridice che sarebbe uscita poi assieme a lui.

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Orfeo contentissimo accettò e prese la via del ritorno fiero di sè.
Vedeva già l’uscita verso il mondo dei vivi e pensava già alla futura vita assieme all’amata quando… udì dei passi, un respiro, alcune parole… era Euridice, camminava proprio dietro di lui.

Tanta fu la voglia di abbracciarla, accarezzarla e baciarla che Orfeo non resistette e si voltò a guardarla dritto negli occhi.
Euridice scomparve in un attimo tornando nel mondo dell’aldilà e Orfeo uscì solo e sconsolato capendo di avere perso la sua unica chance di riavere l’amata.

Si dice che, da allora, la sua lira suona solo tristi e malinconiche melodie.

Questo mito ci insegna che l’uomo ha una volontà enorme e spinto da alcuni principi è in grado di fare qualsiasi cosa ma, purtroppo, la tentazione riesce sempre a fermarlo e farlo fallire.

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